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  • Immagine del redattoreJessica_Ostetrica

Cistiti post-coitali e Pavimento Pelvico

Aggiornamento: 15 gen 2021

Le cistiti post-coitali, ossia quelle che si verificano nelle 24-72 ore dopo il rapporto sessuale, affliggono il 4% delle donne. Questo numero è destinato a salire vertiginosamente se consideriamo gli episodi che si verificano nelle donne affette da cistiti recidivanti, in cui raggiungono il 60% delle donne.





Nella mia esperienza clinica, e anche secondo i dati disponibili, attualmente la maggior parte di questi eventi viene approcciata con terapia antibiotica. Questo approccio definisce un limite importante alla guarigione delle pazienti, poiché la maggior parte degli agenti responsabili della Cistite (nel 90% dei casi l’Escherichia Coli intestinale), hanno la capacità di scambiare tra loro frammenti di DNA, registrando gli antibiotici utilizzati e acquisendo resistenza al loro uso ripetuto.


Infatti è stato dimostrato ( Salonia A. Clementi MC. Graziottin A., Nappi RE. Castiglione F. Ferrari M. Capitanio U. Damiano R. Montorsi F. Secondary provoked vestibulodynia in sexually-active women with recurrent uncomplicated urinary tract infections J Sex Med. 2013 Sep; 10 (9): 2265-73. doi: 10.1111/jsm.12242. Epub 2013 Jul 22.) che le donne che avevano eseguito almeno 3 cicli antibiotici erano più soggette a dolore alla penetrazione, dolore vulvare o vestibuolodinia; nonché a insorgenza di Candida aggressiva e a reazioni immunoallergiche predisponenti a condizioni di dolore pelvico cronico. La maggior parte degli antibiotici può risultare, difatti, inefficace nel trattamento delle cistiti recidivanti, ancor più nel trattamento di quelle post-coitali che possono risultare abatteriche, e che devono essere affrontate con approccio olisitico: vale a dire tenendo conto della persona in toto, dei fattori di rischio, dei fattori attivanti e di mantenimento della condizione. Ciò che significa rinforzare il sistema di protezione della salute femminile, anziché tentare di debellare agenti patogeni che fanno parte del nostro corpo come residenti intestinali, attivabili sono in determinati condizioni.


Quali sono i fattori di rischio delle Cistiti Post-Coitali e quali i Sintomi ?


Poiché il primo responsabile della cistite è l’Escherichia Coli, va da sé che le disbiosi intestinali giocano un ruolo cruciale nelle infezioni vescicali (come vaginali). Da considerare attentamente la stitichezza, che non solo è sintomatica di irregolarità intestinali, ma indica – quando legata a una dissinergia muscolare o di tipo ostruttivo – una contrattura del pavimento pelvico, la condizione per cui i muscoli che circondano uretra, vagina e retto non sono in grado di rilassarsi.



La stessa limitazione che causa dolore al rapporto sessuale, fattore associato alle cistiti recidivanti, e che impedisce la lubrificazione vaginale. Questa è fondamentale a due scopi: da una parte impedire i traumi meccanici alla penetrazionie, e dall’altra favorire i processi di protezione dell’uretra, limitando le uretriti post-coitali che si verificano, invece, in condizioni di secchezza.

Un altro fattore di non minor rilevanza è la flora batterica vaginale, il livello estrogenico e la presenza di lattobacilli vaginali. Valutabili tramite tampone o stick vaginale, indicano la presenza di ‘difensori’ dell’intimo benessere femminile. E’ possibile che queste condizioni risultino alterate in momenti di passaggio per la donna, dove gli estrogeni sono carenti, come il puerperio o la menopausa; ma anche che il livello estrogenico sia ridotto in quelle donne che hanno cicli irregolari, molto prolungati, o lunghi periodi senza mestruazioni.

A questo va aggiunto che il partner potrebbe essere affetto da infezioni trasmissibili, pertanto il sesso protetto è un’indicazione da rispettare in caso si intendano prevenire o trattare queste condizioni.


I sintomi possono iniziare già dalla giornata conseguente il rapporto, con un tempo di insorgenza variabile tra le 24 e le 72 ore. Si traducono in dolore al riempimento vescicale, con stimoli minzionali molto ravvicinati e bruciore vescicale e uretrale. Nei casi più gravi si può arrivare alla cosiddetta Cistite Emorragica, ossia caratterizzata da ematuria (sangue nelle urine).


Cosa fare?


E’ importante rivolgersi a uno specialista, che abbia la competenza per inquadrare la problematica e un approccio globale al fine di risolverlo.

E’ possibile avvalersi di un sostegno da parte del gastroenterologo, per la regolazione delle disbiosi e il ripristinto dell’eubiosi: ciò significa rimettere in sesto l’intestino, ed evitare condizioni di sovracrescita e migrazione dei batteri dannosi per la vescica a livello dell’apparato urinario. In seconda istanza, il trattamento della stitichezza, con approccio comportamentale, eventuali integrazioni e riabilitazione pelviperineale possono garantire l’eliminazione di una delle più grandi condizioni predisponenti alla cistite post-coitale. Molto importante anche l'attenzione alle proposte antibiotiche: da eseguirsi solo a seguito di urinocoltura e - se consigliato - tampone uretrale con antibiogramma; e solo quando altri approcci falliscono. A ciò andranno sempre associati integratori per la protezione dell'ecosistema intestinale e vaginale. Risulta, invece, pressoché inutile nelle cistiti abatteriche, ossia dove il campione dell'urinocoltura risulti sterile. L’ostetrica lavorerà insieme alla donna per favorire il ripristino del normale Ph vaginale, attraverso integrazioni sistemiche o locali, o l’approccio con rimedi naturali; mentre è possibile avvalersi di fitoestrogeni o terapia estrogenica locale per sopperire alla carenza estrogenica carente. Non meno importanti le terapie di elezione per l’evitamento di recidive, quindi l’insieme di fonti integrative per il ripristino della normale flora batterica intestinale e vaginale, l’uso di prebiotici e di sostanze che impediscono l’adesione dei patogeni – come, appunto, l’E.Coli.



La Riabilitazione PelviPerineale gioca un ruolo fondamentale in questo percorso di benessere; perché lavora sul rilassamento muscolare, impedendo l’ipertono responsabile della stitichezza e del dolore pelvico ( a sua volta legato alla ridotta lubrificazione, al danneggiamento dell’uretra e a una scarsa soddisfazione sessuale). Le tecniche usate considerano la respirazione, tensioni periferiche, le posture dedicate al rilassamento, esercizi che favoriscono il rilasciamento delle contratture, massaggi e utomassaggi, uso del calore e di rimedi naturali, biofeedback terapia, stimolazione elettrica funzionale e TENS. Spesso, la terapia viene integrata a quella osteopatica, emotivo/comportamentale, urologica e ginecologica. A questo possono sommarsi altre tecniche per il trattamento delle condizioni associate – come ad esempio la vestibulodinia o la vulvodinia, patologie ancora misconosciute che annoverano, tra i fattori scatenanti, le cistiti e vaginiti ricorrenti.



Dr.ssa Jessica Li Gobbi

Ostetrica Jessicaligo91@live.com 3930924006

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